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Venezia 2012: si chiude la 5 giorni dedicata alla decrescita

È tempo di rompere con il neo-liberismo, la globalizzazione e le imposture di un capitalismo nella sua fase terminale. Il tutto, iniziando a ragionare “passando dall’io al noi”. La pensano così i partecipanti alla terza conferenza internazionale sulla decrescita: cinque giorni di eventi, workshop e manifestazioni. Che, vista l’affluenza, hanno dato un forte messaggio sulla rilevanza degli argomenti trattati: da quello politico-economico a quello ambientale, da quello occupazionale a quello spirituale. Fino al confronto con i modelli offerti dal sud del mondo e dall’eco-femminismo. Ma attenzione, avvertono i ‘decrescisti’, la strada è ancora lunga: “Del quadro che si vuole dipingere, il lavoro fatto finora equivale solo a due pennellate”.

A Venezia, negli scorsi giorni, si è capita una cosa: per molti è ormai tempo di cambiare. Non si spiegherebbe altrimenti il livello di partecipazione: se le persone iscritte ai seminari de “La grande transizione: la decrescita come passaggio di civiltà” erano 671, sono state infatti 850 quelle che vi hanno partecipato. Si parla di alcune migliaia, invece, se si considerano tutte quelle presenti agli incontri pubblici ed ai vari “eventi paralleli”. Come quello su “Immaginazione e spiritualità”, che da solo ha visto la Basilica dei Frari accogliere oltre mille persone, provenienti da 47 Paesi diversi.

Dopo la giornata di apertura, mercoledì 19 settembre, giovedì si è parlato di beni comuni, focalizzandosi sulla loro gestione equa e sui vantaggi della condivisione delle risorse. Venerdì è stato il giorno dedicato al lavoro: si sono trattati temi delicati come il precariato e la crisi del welfare. Sabato, invece, la protagonista è stata la democrazia, e quindi il bisogno di una transizione verso modelli di governo maggiormente partecipati. Fino a domenica, giornata di chiusura dei lavori. Parole d’ordine, durante tutta la conferenza: partecipazione, localizzazione, valorizzazione delle diversità. Ed ovviamente sostenibilità.

Principale accusata, a Venezia, è risultata la cultura consumistica: competitiva ed alienante, è stata ritenuta all’unanimità la vera origine delle crisi ambientali, sociali ed occupazionali che stiamo vivendo. Come sconfiggerla, dunque? Secondo l’economista Serge Latouche, è necessario innanzitutto “de-colonizzare l’immaginario, magari incominciando a buttare la tv, vero strumento di colonizzazione”. “La riconversione delle attività tossiche – ha ribadito il professore parigino – riguarda infatti anche quelle che lo sono a livello spirituale, come la pubblicità e il marketing”, il cui scopo è l’omologazione sui modelli occidentali di consumo, che “generano solo frustrazione”.

Nel mondo globalizzato “avere molte differenze e sviluppare la dimensione locale non è ritenuto efficiente, né un bene per il profitto”, afferma l’eco-attivista Helena Norberg-Hodge: “Ma è una grande menzogna. Se tutti ad esempio mangiassero prodotti locali, le multinazionali ridurrebbero i loro profitti, ma letteralmente milioni di persone ne potrebbero trarre vantaggi anche in termini economici”. Ciò non significa bloccare il turismo o i commerci internazionali, aggiunge Norberg-Hodge, ma “far fronte ai problemi odierni, sfatando appunto il mito della crescita”. Stesso discorso per l’autoproduzione di beni, cavallo di battaglia di Maurizio Pallante, che ammette: “Ci sono cose che non si possono auto-produrre. Pensiamo a un computer o ad una tac: sono beni molto utili, che dobbiamo necessariamente acquistare sul mercato”. “L’importante – aggiunge il fondatore del Movimento per la Decrescita Felice – sarebbe però ricominciare a ragionare in termini qualitativi, quando si parla di produzione, e non solo quantitativi”.

Spunti di riflessione interessanti. Che, si spera, possano andare oltre la critica teorica e le buone intenzioni. Di sicuro ci vorrà ancora del tempo, prima che si possano trasformare in azioni politiche ed economiche concrete. Ma è meglio sbrigarsi, avvertono i sostenitori della decrescita, perché il tempo stringe. Gli sconvolgimenti ambientali e sociali che si stanno già verificando, infatti, rendono più urgente un cambio di direzione che può partire solo dall’unione dei singoli. “Non c’è la cavalleria che verrà a salvarci”, fa presente Rob Hopkins, fondatore del Transition Network riferendosi a governi ed istituzioni: “Il cambiamento deve partire da noi, perché la decrescita non è solo cambiare le proprie lampadine o coltivare carote. È un cambiamento interiore, per cui ci dobbiamo aiutare l’un l’altro”. Gli fa eco Alex Zanotelli, per cui ormai “la speranza nasce solo dal basso”. “Dall’alto – conclude il missionario – non aspettiamoci più nulla”.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Cosa si muove in difesa del territorio…

Esempi di campagne a difesa del teriritorio:

Comitato No all’amianto in Val Camonica:   Il 17 Novembre 2011 la Ditta “SCABI Ferriere S.p.A.” di Berzo Inferiore(BS) ha presentata domanda in Regione Lombardia per la realizzazione di un impianto di combustione di materiali di scarto di amianto, della portata di 78.000 tonnellate annue, con lavorazione a ciclo continuo, ad oltre 1200 gradi di temperatura.
Si tratta di un mega impianto con forno che verrà installato nello stabilimento delle stessa ditta presso Gianico. Questo procedimento finora è stato
sperimentato solo in laboratorio con piccole quantità e non è stato applicato concretamente. 

Diversi sono i motivi di preoccupazione, per la salute, per il territorio e l’oconomia, non solo per la nocività del prodotto trattato, ma anche per le dimensioni dello stabilimento stesso:
       

    • Le emissioni in atmosfera associate al processo di inertizzazione dei materiali contenenti amianto e fibre artificiali: dalla recente cronaca (anche se i fatti risalgono a parecchi anni fà) si apprende quanto potrebbe accadere nel caso di malfunzionamento o di incidente di percorso. I casi di Seveso e di Casale Monferrato ne sono un drammatico esempio.

    • Emissioni sonore generate dall’impianto: la zona industriale è situata in prossimità dell’abitato, infatti diverse abitazioni distano pochi metri dall’impiant

    • La falda acquifera è situata a pochi metri di profondità e solo con uno scavo di bonifica dell’impianto precedente o la collocazione in profondità del nuovo forno potrebbe causare danni irreparabil

    • Il traffico dei mezzi per il trasporto delle previste 78 mila tonnellate l’anno di amianto avrà un forte impatto su una strada di intenso scorrimento quotidiano. Non è previsto il trasporto su rota

  • L’impianto si inserisce in un contesto degradato dall’industrializzazione degli ultimi decenni. Sarebbe più ultie pensare ad una bonifica di tutta l’area industriale già ampiamente danneggiata.

2. Associazione culturale Il Gelso. L’associazione attiva a sud di Treviglio appoggia il Comitato Civico Intercomunale  Cambiamola, che sta raccogliendo le firme contro la costruzione della nuova autostrada Bergamo _ Treviglio.  Per informazioni: www.cambiamola.it e www.ilgelso.es.

 3. No Tem: Riparte la battaglia legale contro l’autostrada, il fronte si allarga

 Ambientalisti, comitati e coltivatori di nuovo in trincea sul fronte legale contro un’opera devastante e costosa: è il caso della TEEM, Tangenziale Est Esterna di Milano, 34 km di autostrada a sei corsie tra il casello di Melegnano della A1 e quello di Agrate della A4, a cui si sommano opere accessorie e innesti per uno sviluppo di 70 km di opere di grande viabilità ai danni del Parco Agricolo Sud Milano. L’azione contro l’autostrada si concretizza in una gragnuola di ricorsi, presentati da diversi comuni devastati dal tracciato autostradale ma anche dalle associazioni, da agricoltori e dai comitati che confluiscono nel coordinamento NO TEM. A unire le forze sono stati in particolare la proprietà dei terreni su cui opera il progetto “Spiga e Madia” del Distretto di Economia Solidale della Brianza (vi si coltiva il frumento biologico destinato alla produzione di pane per una rete di oltre 600 famiglie aderenti ai Gruppi di Acquisto Solidale di Brianza e Martesana), che non vogliono che i loro campi siano dati in pasto all’asfalto TEM e Legambiente Lombardia, che da un decennio si batte insieme alle associazioni del territorio per denunciare l’assurda opera stradale.  Per info:http://notemsimetro.wordpress.com/

4. Il progetto dell’alta velocità in Valsusa è devastante dal punto di vista ambientale per le falde acquifere, per la presenza massiccia di uranio e amianto, per i cantieri che dureranno decenni impattando fortemente sui territori.
Non si ridurranno le emissioni di CO2 dovute al trasporto su gomma, anzi si andrà in negativo a causa del fortissimo impatto ambientale dei cantieri.
L’opera è inutile in quanto il traffico merci è in netto calo da molti anni e la linea esistente viene sfruttata per meno della metà delle sue potenzialità. Per gli stessi motivi si è dovuto rinunciare al trasporto passeggeri.
I rischi di infiltrazioni mafiose sono elevatissimi, come già avvenuto in altre tratte dell’alta velocità italiana. Si rischia quindi che l’opera vada ad aggravare la situazione di corruzione in un paese già al collasso da questo punto di vista.
I costi sono enormi, si parla di decine di miliardi di euro da preventivo, cifre che potrebbero raddoppiare o triplicare facilmente, come avvenuto per altre grandi opere. Cifre ancora più insostenibili in un paese che rischia la bancarotta, che non ha i fondi per la manutenzione del territorio, che costringe milioni di pendolari a spostarsi in condizioni pessime ogni giorno. Un ulteriore aumento di debito pubblico in uno Stato che taglia pensioni, scuola, sanità, lavoro, ricerca, cultura.
Infine l’opera è fortemente contrastata dalle popolazioni locali, tanto da costringere alla militarizzazione del territorio, con la presenza quotidiana di centinaia di uomini delle forze di polizia e dell’esercito.
http://www.avaaz.org/en/petition/Fermate_lalta_velocita_in_Valsusa/?tta

 

Evoluzione del treque. Singolare esperienza in Grecia.

I tempi di crisi offrono spesso soluzioni ingegnose per superare le difficoltà. Nel caso della città greca di Volos, una piccola città di 100.000 abitanti, l’attuazione della cosiddetta Rete di interscambio e solidarietà, nata due anni fa, non ha tanto cercato di contrastare gli effetti della situazione economica che ha di fronte il paese, quanto di rispondere alla necessità di articolare una alternativa che permetterebbe di affrontare l’attuale sistema capitalistico.

L’idea di base viene dalle numerose esperienze di comunità di baratto, lo scambio di beni e servizi senza l’utilizzo di qualsiasi valuta. Nel caso di Volos l’idea è stata perfezionata con la creazione di un modello di commercio, «Tem» (Unità alternativa locale, in greco), e un avanzato sistema informatico semplice nel suo funzionamento ed efficace nei risultati.

Quando qualcuno entra a far parte della rete riceve un numero di conto e 300 Tem (un Tem equivale a un euro, soltanto come riferimento quando si imposta il valore di vendita), per favorire in tal modo fin dall’inizio la possibilità di acquistare oppure vendere prodotti o servizi. Il maggior numero di scambi si svolge il sabato al mercato delle pulci di aspetto tradizionale, ma nel quale è escluso l’uso del denaro. Una vasta gamma di prodotti che comprende frutta, verdura, vestiti, libri, artigianato, ecc. ma anche materiali elettrici e idraulici. Inoltre, il sito dell’associazione offre un elenco completo di tutti professionisti (medici, insegnanti, elettricisti…, ma anche le officine meccaniche, le panetterie, le macellerie …) che fanno parte della rete locale e che consentono il pagameno in Tem per tutta la settimana nel normale orario di lavoro. La pagina web include anche una sezione riservata dove ogni iscritto offre oppure richiedi quello che gli serve. Più di mille persone finora utilizzano questo sistema economico alternativo e il loro numero sta crescendo.

«Con l’aiuto iniziale – racconta Emilia Gara, una ceramista di quarantasette anni –, ho potuto comprare frutta e zucchero per preparare marmellate poi venderle il sabato. Ho cominciato tre settimane fa e già ha ottenuto 800 Tem», ma confessa di aver speso cinquecento Tem per parrucchiere, il cibo e alcuni piccoli elettrodomestici necessari. Alexandra ha venduto insieme al padre Iraklis le uova fresche delle «galline che abbiamo nel cortile, in un primo momento è costato di più per il cibo che abbiamo pagato in euro, ma ora trovato un fornitore che vende alimenti per animali in Tem» ci dice. Per questa ragazza di venticinque anni l’iniziativa «è una filosofia per cambiare le cose senza soldi. Io non sono contro l’euro, mi serve per pagare certe cose ma per altre, per quanto possibile, cerca di non usarlo. Io preferisco il Tem perché è qualcosa che possono usare tutti, l’euro soltanto coloro che hanno il lavoro». E asicura convinta che «con il Tem è possibile accedere a molte opzioni, in molti modi, decidi tu. Ognuno ha qualcosa da dare o offrire».

L’utilizzo di internet ha facilitato lo scambio e soprattutto il controlla del debito. Christos, un ingegnere appassionato di software libero e cofondatore del progetto, è il responsabile per lo sviluppo informatico  del sistema progettato grazie al software open source. La Banca d’Inghilterra ha dato un riconoscimento al sistema per la forma e la sicurezza con i quali vengono effettuati i trasferimenti. Meglio e più velocemente di qualsiasi banca on line, i movimenti tra venditori e acquirenti vengono immediatamente segnati, non ci sono commissioni o ritardi, permettendo anche uno scoperto fino a 1.200 Tem per ogni utente. Poiché il Tem non esiste fisicamente, il pagamento viene effettuato in tre modi: con un «assegno» dotato di un marchio di sicurezza, tramite bonifico on line, con un semplice Sms. Inviando un messaggio ai numeri del pagatore e del beneficiario con l’importo, il sistema restituisce immediatamente i messaggi inviati confermando il trasferimento, mostrando il saldo dopo l’operazione eseguita.

Anche se il volume degli scambi non è ancora molto elevato, Christos ha stimato che durante il mercato del sabato si raggiungono 3.000 o 4.000 Tem, anche se questo dato scende durante la settimana. Prodotti alimentari, frutta e verdura sono di gran lunga i più popolari con i servizi professionali (idraulici, avvocati…). In ogni caso, «la cosa più importante è che le persone conoscono e hanno fiducia reciproca, Internet è importante, ma il contatto diretto è fondamentale – Christos ci illumina – La nostra iniziativa non è stata motivata dalla crisi economica, ma dalla necessità di applicare i nostri valori e cambiare l’attuale sistema economico. Contro questo sistema la Rete è stata progettata come una forma alternativa di scambio economico».

Un’altra dei fondatori di questo progetto è Marita Hupis, fortemente influenzata dalle esperienze avviate in Argentina e Uruguay da oltre un decennio. Marita presenta i principi alla base della rete di scambio: l’uguaglianza, la parità, la trasparenza, la solidarietà e la partecipazione. «Tutti i membri allo stesso modo decidono durante le assemblee periodiche sulle questioni relative al funzionamento della rete. Le  decisioni collettive, hanno un carattere sociale, e sono orientate verso la formazione della società che dediseriamo».

La crescita dell’organizzazione li ha portati a considerare la creazione di un «centro assistenza presso  l’Università di Tesalia. «Il centro comprenderà visite mediche, naturopati, massaggiatori… tutto ciò che qualcuno potrebbe aver bisogno nel campo della salute», racconta. E c’è anche un caffè dove lavorano persone senza impiego. Edifici da tempo abbandonati sono stati recuperati grazie all’aiuto di tecnici e anche di artisti locali. Tutti i membri dei gruppi di lavoro (segretario, pubblicità, infrastrutture, pulizia…) sono uguali: sei Tem per un’ora di lavoro. «Questi gruppi sono aperti e coinvolgono molte persone, se necessario, in qualsiasi momento», spiega Marita.

Il successo della rete attraversa i confini e sta incoraggiando altre città greche a seguirne l’esempio. «È una buona scelta per cambiare le cose e in un certo senso è un cambiamento rivoluzionario», dice Alexandra orgoglioso.

Questo articolo è stato pubblicato su Rebelion.org e, in una versione più ampia, su Gara.net.

Fonte dell’articolo: http://comune-info.net

No Tem: Riparte la battaglia legale contro l’autostrada, il fronte si allarga

CON PREGHIERA DI INOLTRO AI VOSTRI CONTATTI MEDIA LOCALI

Milano, 10 maggio 2012                                                                                           Comunicato stampa

 

No Tem: Riparte la battaglia legale contro l’autostrada, il fronte si allarga

 Ambientalisti, comitati e coltivatori di nuovo in trincea sul fronte legale contro un’opera devastante e costosa

 “Abbandonare la TEM è un’ottima misura anticrisi, per dirottare due miliardi di euro su investimenti davvero prioritari”
La mobilitazione comincia sabato sera con un concerto al presidio permanente NO TEM di Pessano

 Torna ad aprirsi, sul versante legale, il fronte eretto per contrastare l’avanzata di opere inutili e dannose nella campagna milanese: è il caso della TEEM, Tangenziale Est Esterna di Milano, 34 km di autostrada a sei corsie tra il casello di Melegnano della A1 e quello di Agrate della A4, a cui si sommano opere accessorie e innesti per uno sviluppo di 70 km di opere di grande viabilità ai danni del Parco Agricolo Sud Milano. Il CIPE (comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) a marzo, dopo un iter lunghissimo aveva pubblicato la delibera che approva il progetto definitivo dell’opera, quindi in teoria potrebbero già partire i cantieri più volte annunciati. Ma quello che manca è la copertura finanziaria. La TEEM ha infatti un costo mostruoso e sproporzionato, oltre 2 miliardi di euro comprensivi di oneri, ma il finanziamento disponibile da parte dei soci ne copre a malapena il 5%. Ai miliardi mancanti dovrebbero provvedere le banche, presenti della compagine azionaria della società, a partire dal gruppo Intesa Sanpaolo.

 “Ci permettiamo di essere estremamente scettici sulla possibilità di finanziare un investimento che presenta un bilancio costi/benefici sfavorevole come la TEEM, per di più in un momento drammatico di crisi economica finanziaria – dichiarano Damiano Di Simine, presidente di Legambiente e Marco Balconi del DES Brianza, promotori delle azioni legali -, per questo la nostra azione contro l’autostrada è ispirata da motivi filantropici, prima che di tutela ambientale. Vogliamo che le banche non disperdano risorse in opere superflue, mentre centinaia di imprese falliscono per mancanza di liquidità: i soldi delle banche devono servire a dare ossigeno alle imprese e i soldi pubblici a finanziare infrastrutture che dimostrino di essere davvero utili, come il potenziamento del trasporto pubblico”.

 L’azione contro l’autostrada si concretizza in una gragnuola di ricorsi, presentati da diversi comuni devastati dal tracciato autostradale ma anche dalle associazioni, da agricoltori e dai comitati che confluiscono nel coordinamento NO TEM. A unire le forze sono stati in particolare la proprietà dei terreni su cui opera il progetto “Spiga e Madia” del Distretto di Economia Solidale della Brianza (vi si coltiva il frumento biologico destinato alla produzione di pane per una rete di oltre 600 famiglie aderenti ai Gruppi di Acquisto Solidale di Brianza e Martesana), che non vogliono che i loro campi siano dati in pasto all’asfalto TEM e Legambiente Lombardia, che da un decennio si batte insieme alle associazioni del territorio per denunciare l’assurda opera stradale.  Questi soggetti si sono rivolti agli avvocati Todarello, Novelli e Concordati, dello Studio Todarello & Partners, per esaminare la delibera CIPE di approvazione del progetto definitivo riscontrandovi diversi e gravi vizi. In particolare, a essere contestata è la violazione dell’accordo di programma con cui i sindaci nel 2007 avevano accettato la realizzazione di TEM a fronte di interventi sul trasporto pubblico, mai realizzati e nemmeno progettati, come la M3 a Paullo e la M2 a Vimercate. Oltre a ciò, sussiste un gravissimo ritardo nei tempi di approvazione, legato soprattutto alla inefficacia del piano finanziario, che ha fatto sì che il progetto venisse approvato dopo la scadenza del vincolo quinquennale preordinato all’esproprio, rendendo di fatto nulli i provvedimenti espropriativi. Infine la procedura di approvazione ha eluso le necessarie risposte a molte osservazioni presentate al progetto: e così manca un adeguato studio aggiornato dei flussi di traffico, insufficienti sono le opere compensative degli impatti ambientali e acustici, permangono nodi di traffico vistosamente irrisolti, a partire dagli svincoli di Agrate.

 “Speriamo che questa volta il tribunale regionale voglia seriamente considerare le nostre ragioni: siamo in presenza di un’opera che devasta alcuni degli ultimi campi agricoli di una delle zone più urbanizzate d’Italia, e che rischia di innescare una nuova spirale di cemento, assolutamente incompatibile con la reale necessità di infrastrutture che ottimizzino la viabilità esistente e che migliorino la vita dei pendolari. La TEM con il suo sperpero di miliardi è un insulto alla difficile fase di austerità in cui stiamo vivendo, e deve essere bloccata”.

 L’azione legale non sarà solo una trafila giudiziaria, ma una vera e propria campagna anti-TEM, necessaria anche per affrontare attraverso una sottoscrizione popolare i costi del procedimento. Si comincia sabato sera, con una grande grigliata e concerto NOTEM al presidio permanente di Cascina Bragosa a Pessano con Bornago, sulla SP 216.

L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480 – 349 1074971