Potato movement: in Grecia la vendita diretta tra produttore e consumatore taglia i prezzi.

In Grecia la vendita diretta dal produttore al consumatore taglia gli intermediari e i prezzi.

C’è qualche controversia sul dove e come è iniziato, ma Christos Kamenides, geniale professore di marketing agricolo all’Università di Salonicco, è sicuro che lui e i suoi studenti hanno messo in piedi un sistema che funziona.

Di certo il cosiddetto “Potato movement”, attraverso il quale centinaia di tonnellate di patate e altri prodotti – che probabilmente il mese prossimo includeranno anche l’agnello pasquale – vengono venduti ai consumatori direttamente dai produttori, sta prendendo piede in tutta la Grecia. «Perchè tutti ne traggono benefici», dice Kamenides davanti a uno dei camion da 25 tonnellate di patate, a un altro di cipolle, e ad alcune camionette piene di riso e olive. «I consumatori ricevono prodotti di buona qualità pagando un terzo del prezzo che pagherebbero normalmente, e i produttori ricevono subito i soldi». Kamenides e i suoi studenti hanno escogitato un sistema semplice. L’unica trovata geniale è stata coinvolgere i Comuni greci, cosa che ha conferito al movimento una maggiore organizzazione e un incoraggiamento ufficiale, che altrimenti sarebbe mancato.

 

Funziona in questo modo: un Comune annuncia la vendita. I cittadini prenotano ciò che vogliono comprare, e poi il comune ordina a Kamenides la quantità richiesta. Lui e i suoi studenti chiamano gli agricoltori locali per capire chi può soddisfare la domanda. Arrivano con la quantità di prodotti richiesti all’appuntamento, incontrano i consumatori e affare fatto!

 

La vendita diretta piace molto. In quella organizzata il mese scorso dai volontari di Katerini, a Sud di Salonicco, in soli 4 giorni sono state vendute 24 tonnellate di patate, con 534 famiglie che hanno partecipato all’ordine.

 

«Oggi» dice Kamenides «abbiamo un camion qui e altri due in un comune vicino. Domani ci sarà una vendita di 4 camion. Sono 100 tonnellate di patate, direttamente dal produttore al consumatore, senza nessuno in mezzo che fa alzare i prezzi».

 

Il movimento, afferma Elisabet Tsitsopoulou, una delle donne in fila per comprare, è «importantissimo. Al momento qui gli stipendi sono molto bassi, e continuano a diminuire, ma i prezzi rimangono gli stessi di sempre. In questo modo si risparmia un bel po’. Più della metà». Anche i produttori sono contenti. Apostolos Kasapis dice che per lui la cosa più positiva è: «Vengo pagato subito. Non si guadagna molto, solo qualcosa in più del costo di produzione, ma prendo subito i soldi, che in un periodo di crisi è una cosa molto importante».

 

Kasapis afferma che chi vende all’ingrosso a volte “ci mette un anno a farsi pagare. A volte i soldi non li vede proprio più. Solo nel mio paese gli agricoltori sono in credito per 500.000 euro. Quindi per noi la cosa migliore è che abbiamo riguadagnato potere nei confronti degli intermediari, che per anni ci hanno spremuto e si sono approfittati di noi».Alla vendita diretta, di solito le patate costano 25-30 centesimi al chilo, 5-10 centesimi in più del costo di produzione e ben al di sotto dei 60-70 centesimi ai quali si vendono nei supermercati.

 

Incoraggiato dal successo del movimento, che è stato accolto con entusiasmo dai sindaci, Kamenides ha detto che sta lavorando su un sistema a più ampio raggio per le cooperative unificate, che coinvolga produttori e consumatori. Questo sistema potrebbe fornire un nuovo modello economico per l’acquisto e la vendita di generi alimentari in Grecia. Al momento il “Potato movement” sembra un esempio della tipica inventiva greca, che cerca modi di cooperare per fronteggiare un periodo di recessione che dura da 5 anni, con il 21% di disoccupazione e più della metà dei giovani senza lavoro. Anche lo stipendio minimo sta per essere abbassato da 750 a 500 euro al mese.

Fonte: www.slowfood.it

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